Milano inizia le prove di “follia visionaria” con i vivai e le start-up
Milano si fa bella, il premier, Enrico Letta, fa un giro all’Expo, dopo l’intervista a “Che tempo che fa”, e parla di un grande rilancio dell’Italia e di Milano, di “follia visionaria”, addirittura (detto da lui si fa notare, visto che non sembra folle, e chissà che visione ha, e quanto lunga). Milano si fa bella, perché quella definizione – “capitale d’Europa” – oggi a volte va un po’ larga, addirittura, ma Milano desidera di più, vuole essere una capitale internazionale, è stanca di sentir parlare di sé e vedere soppracciglia che si inarcano, bocche che sbuffano.
4 AGO 20

Milano si fa bella, il premier, Enrico Letta, fa un giro all’Expo, dopo l’intervista a “Che tempo che fa”, e parla di un grande rilancio dell’Italia e di Milano, di “follia visionaria”, addirittura (detto da lui si fa notare, visto che non sembra folle, e chissà che visione ha, e quanto lunga). Milano si fa bella, perché quella definizione – “capitale d’Europa” – oggi a volte va un po’ larga, addirittura, ma Milano desidera di più, vuole essere una capitale internazionale, è stanca di sentir parlare di sé e vedere soppracciglia che si inarcano, bocche che sbuffano. E allora ci prova, settimana per settimana, per arrivare al 2015 in forma perfetta. Ci sono tante “mini prove generali” in corso, prendete il prossimo fine settimana, per esempio. In centro, tra i giardini pubblici e piazza Cavour, si passeggerà nel verde, ci sono i vivai aperti per “Orticola”, la casa per gli insetti per i bambini e i corsi per far crescere bene il basilico sul balcone, pure nei tremendissimi inverni milanesi – quest’evento è una certezza, c’è solo da sperare che smetta di piovere, signora mia.
Il bello arriva più in là, alla Fabbrica del Vapore, dove un po’ di follia visionaria si respira già, perché a “Bloom” non c’è soltanto l’Italia, non c’è soltanto l’Europa, c’è un pezzo di Brics, cioè di quel mondo che davvero è folle e visionario, guarda avanti famelico e aggressivo, vuole contare, vuole esserci. “Bloom” è una tre-giorni promossa da U-Start – una piattaforma internazionale che si occupa di mettere insieme imprenditori e investitori per far crescere le start-up – e patrocinata dalle istituzioni milanesi e lombarde. A partire da sabato si incontreranno start-up italiane, europee, ma soprattutto brasiliane, sudafricane e russe, si faranno vedere e giudicare dagli esperti – un po’ di vetrina, un po’ di meritocrazia, come accade in quelle giornate newyorchesi, le “job fair”, in cui arrivano i migliori datori di lavoro su piazza e si presentano i migliori professionisti su piazza (avvocati, banchieri, medici) e si sottopongono a colloqui a raffica, è tutto un panino in mano e un computer sulle gambe. Le start-up italiane parteciperanno a un giorno di studio e seminari e si gireranno i video di presentazione, aspettando l’arrivo degli stranieri e il grande evento finale, alla Fabbrica del Vapore (e dove, sennò?), in cui tutti avranno modo di parlare e incontrarsi, ci sarà la proclamazione dei vincitori della competizione e soprattutto un gran networking. Perché le grandi capitali del mondo, quando si parla di business (ma non solo, ormai mettersi in contatto è diventato un bisogno primario), devono soprattutto fare da connessione, c’è sempre qualcuno che cerca un altro cui rivolgersi, chi ha l’idea e chi vorrebbe finanziarla. Le grandi capitali del mondo si notano per le mostre e i grattacieli, ma anche per come sanno far parlare le persone, per come le mettono insieme, non soltanto nei vagoni delle metropolitane, ma soprattutto laddove ci si scambiano le idee.
In una settimana di metà maggio, la tradizione degli orti va a spasso con pezzetti di follia visionaria, Milano si sente che può farcela, a essere una capitale internazionale – speriamo che non piova, signora mia.